Erbaluce in fondo agli occhi

“Gli occhi dicono la verità / occhi che si aprono / tirano via il superfluo / occhi / non parole / occhi / non promesse.”

Stralci di un testo difficile, un’autrice complessa, che fanno riflettere su quanto siano determinanti gli occhi. Gli sguardi, e quello che raccontano e svelano, senza bisogno di racconti.

Questi gli occhi che abbiamo incontrato in una domenica di approfondimento sull’ Erbaluce.

I primi ci hanno raccontato una storia che come spesso succede, parla di famiglia, di tradizione, di passione condivisa e tramandata: Orsolani, San Giorgio Canavese.

Gianluigi, sperimentatore, oggi Presidente del Consorzio di tutela e portavoce di una storia e di una tradizione. Francesco, padre e pioniere del Metodo Classico: entrambi hanno gli occhi di chi lavora, fatica, e sa.

Raccontano attraverso i loro prodotti: La Rustìa, Lo Spumante Doc Gran Riserva “Cuvèe Tradizione” ed il Passito “Sulè“.

Altri occhi, che incontriamo sempre a San Giorgio, a casa di Cieck.

Recentemente trasferiti da Agliè, incontriamo Remo, attivo e partecipe padrone di casa e di vigna; e Lia, sua figlia, che ci racconta la storia di ogni bottiglia, e ci coccola con la cura che si riserva agli ospiti speciali.

Competenza, grande esperienza, e una gentilezza d’altri tempi.

Fermiamo il tempo, e ci lasciamo guidare: Erbaluce di Caluso DOCG Misobolo; Erbaluce di Caluso DOCG Spumante San Giorgio, per finire, un Erbaluce di Caluso DOC Passito Riserva Alladium.

Ci spostiamo a Caluso, e torniamo alle radici: incontriamo la storia di un’attività che ha origini antichissime.

La cantina, ancora a ridosso delle antiche mura che cingevano la città; un piccolo cortile, e in fondo, ad attenderci, Renato, classe 1932, insieme a Maria, moglie presente, dal carattere imperativo. Daniele, figlio ed enologo, che non vediamo, ma conosciamo attraverso i racconti.

La piccola cantina al di là del cortile, e i figli che abbiamo il piacere ed il tempo di conoscere: l’Erbaluce base, l’Erbaluce Spumante Brut, ed Erbaluce Passito.

Gli ultimi occhi che conosciamo in questo nuovo percorso di Piemonte sono quelli di Bruno Giacometto.

Siamo sempre a Caluso, e ritroviamo in Bruno tutta l’autenticità e la semplicità di chi parla attraverso il proprio lavoro. Ottima occasione di incontro, e confronto, per capire i tanti aspetti, spesso difficili, dell’essere vignaiolo. Le chiacchiere sono sempre cordiali, convinte ma rispettose, e ovviamente scorrono gioviali grazie alla compagnia di alcuni amici di zona: anche qui, Erbaluce di Caluso in purezza, Spumante Metodo Classico, e un finale dolce con torcetti e Passito.

Le stesse tipologie di vino ci hanno regalato come sempre sfumature estremamente personali e differenti: Orsolani, il punto di riferimento con uno sguardo alla sperimentazione; Cieck, la dedizione di una vita e la precisione nel lavoro di tutti i giorni; Podere Macellio, la storia secolare dello stesso vitigno; e Bruno Giacometto, il rispetto per la tradizione e la capacità di migliorare sempre.

Tanti prodotti, tanta fatica, tanto impegno: e il vino straordinario di queste zone che lascia vedere in trasparenza la volontà e l’umiltà degli sguardi straordinari di chi lavora con il sole. Ognuno di loro ha dentro di sè i colori disarmanti dell’alba, e li trasforma in vino.

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Moscato Canelli 2015

Canelli ha un cuore grande. Sorride gioiosa, poi si nasconde. Fa la ritrosa, eppure ti guarda, ti osserva.

Come ogni grande cuore autentico, va conquistato.

Il cuore di Canelli è la Sternia, un’antica e difficile via in salita, che da Piazza San Tommaso sale fino a raggiungere un’altra piazza, San Leonardo. E lungo questo percorso, che richiede impegno e buona volontà, si sviluppa la Festa di Moscato Canelli 2015.

Appuntamento alle 19,00, e partenza dalla prima tappa, Piazza San Tommaso appunto. Per affrontare percorsi impegnativi c’è bisogno di carburante; e allora l’Enoteca Regionale di Canelli e la Canellese ci offrono un ottimo primo incontro con il Moscato, ingrediente di due freschi e piacevoli aperitivi: le basi Vermouth Bianco o Rosso battezzano lo Spritz Canelli e il Red Canelli. Si inizia il percorso, pieni di curiosità. Le soste lungo la Sternia sono ben 9: in ognuna un paio di Produttori, insieme, a spartire spazio ed impegno nel proporre un prodotto davvero unico. Si parte dal Giardino Pistone (stazione 2), dove Cascina Barisel e Cà de Lion ci propongono il Moscato in abbinamento con il prosciutto crudo di Cuneo D.O.P. La stazione 3 propone i salumi del territorio, con Merlino e Villa Giada. E un intrattenitore d’eccezione: Silvano Garazzino. Si sale, e con le note di due splendide musiciste che accompagnano il cammino, si arriva alla Chiesetta San Giuseppe, dove ritroviamo sempre con infinito piacere Paolo Avezza, che insieme a l’Armangia ci propone le Robiole di Nevi con cougnà di Moscato. Arrivati al punto panoramico con terrazza, facciamo sosta da Cerutti e da Coppo, che ci deliziano con Moscato e acciughe fritte. Non ci si ferma, e salendo ancora facciamo tappa da Bocchino e Anna Ghione, che senza tregua preparano e offrono Moscato e bruschette. Finalmente in cima, Piazza San Leonardo, per ritrovare altre eccellenze gastronomiche: protagonisti due Ristoranti, il San Marco e l’Enoteca di Canelli. Pochi metri, ed ancora un’ ottima proposta di cucina curata dalla Proloco Antico Borgo Villanuova. Anche qui, protagonista nella preparazione, il Moscato. E l’ospite d’onore si sposa perfettamente con la zona “Tutto dolce”, dove le prelibatezze dai Maestri Pasticceri dettano una dolcissima legge.

Tutto è ben equilibrato, e nulla manca a questo nuovo sentimento: il buon vino, l’eccellente cucina, la  musica suonata dal vivo, il cinema.

Una bellissima serata, un insieme di cortili e vicoli, pieni di sorrisi, di persone positive, di ottime idee.

Perché in fondo nella vita ci vuole amore, impegno, dedizione. Come nel Moscato.

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Barbera Days 2015

Arriviamo ad Agliano, piccolo comune a sud del Monferrato, e quelli che per noi sono i Barbera Days qui sono La festa della Barbera.

Immediata una sensazione: ogni cosa ha il suo nome, la sua identità, il suo carattere.

Una bellezza che assaporiamo da subito, e la voglia di promuovere e raccontare l’eccellenza.

Dopo 19 anni di esperienza di può dire senza presunzione di sapere quello che si fa. La tradizione e l’indiscutibile ruolo della produzione del Barbera di Agliano sono una testimonianza reale di ciò che la natura e il lavoro costante dell’uomo rendono possibile.

Il centro termale, un prestigioso Istituto alberghiero, i produttori della Signora, ristoratori, albergatori e commercianti sono i tasselli di uno straordinario mosaico, coordinato dall’entusiasmo e dalla spinta dell’Associazione Barbera Agliano, 2 anni di vita, e la missione di promuovere la qualità di Agliano attraverso eventi enogastronomici e culturali.

Barbera Days ospita 20 produttori, che nella cornice particolare della chiesa sconsacrata di San Michele invitano a degustare ognuno la propria Signora.

Straordinarie le realtà, le storie, le persone. I giovani e la gioia di offrire il proprio prodotto; figli che commuovono per il sorriso che non si cura della fatica e del sacrificio; fratelli che brindano con noi, dopo appena due domande e una risata; padri che raccontano l’orgoglio della nuova generazione, che prosegue il lavoro costruito negli anni. Uomini, donne, territorio, orgoglio. Qui tutto ha il sapore della soddisfazione; non la supponenza del successo, ma l’onesta consapevolezza dell’impegno autentico. Difficile conoscerli tutti, per ora abbiamo avuto il piacere di passare un po’ di tempo con La mano verde, Agostino Pavia e Figli, Serra Domenico, Filippa, Bosco Galli, Ferro Carlo. E ognuno di loro ci ha raccontato qualcosa di particolare; ognuno con le sue caratteristiche, eppure tutti insieme, a testimoniare ancora che insieme si può, e si è più forti.

Terminato l’incantesimo dei vignaioli, ritroviamo la Signora in bicchiere, ad accompagnare ognuna delle 13 tappe del percorso gastronomico di Agliano, che affianca tradizione dei patti piemontesi ed innovazioni, affidate anche in questo caso ai giovani della Scuola Alberghiera.

Ancora una volta due anime che convivono, la tradizione contadina di un tempo, e la determinazione nell’offrire qualità e promozione, portando eventi e novità in questo piccolo borgo.

Apice di questa novità, ormai alla seconda edizione, il Barbera Fish festival, ottobre 2015. Protagonisti assoluti del sodalizio, Barbera d’Asti e merluzzo norvegese.

Questo matrimonio s’a da fare. E si farà.

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Di Grignolino in Grignolino 2015

Oggi il territorio ci apre le porte; ci attende, ci ospita, e si racconta.

Ancora il Monferrato, ma un Monferrato speciale; quello Basso, casalese, terra di dolci colline, dalle altezze mai sfrontate, con un’unica piccola eccezione.

Si parte da Casale Monferrato, con una rincorsa che profuma di caffè e Krumiri; e si va.

Si va attraverso una terra gentile, che ci culla e con le sue delicate pendenze e ci osserva mentre dondoliamo… di Grignolino in Grignolino.

Prima tappa (che inesorabilmente segna il passo e ci dà l’avvio) al Castello di Uviglie, dove incontriamo il primo Grignolino, San Bastiano, in degustazione con il 2014 dalla buona intensità olfattiva, con profumi delicati e freschi; e con un 2011 che ha 3 anni di invecchiamento in botte grande e 1 anno in bottiglia.

Seconda tappa, Vicara. Uno dei tre soci di questa straordinario progetto, il più saggio perché ha visto e vissuto più esperienze nella vita, fa capolino sul cancello; non ci accoglie, ci viene proprio a prendere…

Rapiti dai racconti di Carlo, torniamo indietro nei secoli; ci addentriamo in un Infernot per ammirare il risultato ammirevole della fatica e del lavoro degli uomini di un tempo; riemergiamo, per visitare la cantina; immaginiamo il grande tavolo su cui si assaggiano le uve e si decide che destino avranno, e terminato il giro in cui ammiriamo persino le vasche scavate nel tufo, ritorniamo all’aria aperta, per assaggiare un Grignolino del Monferrato Casalese 2013 ben equilibrato.

Ora La Casaccia.

Entriamo nel cortile, splendidamente illuminato dal sole e ancor più dalle risate di chi ci ha preceduto. Margherita ci accompagna a visitare la cantina, tutt’uno con la casa, e con lei scopriamo come alcuni strumenti del passato siano in perfetta armonia con le lavorazioni e l’organizzazione moderne. Ci ritroviamo a concludere il giro con alcune piccole variazioni, ed un giovane Grignolino Poggeto 2014.

Tornamo al principio, ricominciando dalla A.

A di Accornero, azienda storica e riconosciuta, di cui Francesca ci racconta la missione, quella di rivalutare nel tempo uno dei vitigni più storici del Piemonte.

Approfittiamo della sua disponibilità, e ci facciamo conquistare da un Bricco del Bosco 2014 dalle intense note floreali e spezie leggere; fino a chiudere con un Vigne Vecchie vendemmia 2009 di ottima struttura, fine e di buon equilibrio.

Ancora pochi chilometri, e arriviamo da Il Mongetto. Arte in esposizione, una strepitosa selezione di leccornie, e un’atmosfera gioviale e spensierata ci fanno assaporare il bello di condividere una passione, e il piacere di stare insieme. Con una bella chiusura, degustando un altro amico del Monferrato Casalese.

Ci spingiamo fino alla punta più alta del territorio a cui è dedicata la giornata, circa 400 metri di altezza, per godere di una vista piacevole e rigenerante; subito pronti a ributtarci nella storia e nei racconti che sanno di vino e tradizione. Silvia ci sorride dal cortile, e subito riscopriamo con lei l’avvicendarsi degli eventi della Tenuta Tenaglia, la cui storia inizia nel XVII secolo. Passione, dedizione, lavoro, impegno: tutti ingredienti che si ritrovano nell’ottimo compagno che ci attende al tavolo, pronto a regalarci un racconto elegante, fresco e tannico.

Concludiamo il felice pellegrinaggio alla scoperta di persone e storie degustando il Ruvo, Grignolino del Castello di Gabiano. Interessante meta di curiosi e appassionati, il Castello è uno dei più antichi del Monferrato, e il suo affascinante labirinto conquista, incuriosisce, diverte, sfida.  Ci conferma una volta di più che il punto di arrivo è una nuova partenza, e finito il giro si è già pronti a ripartire.

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Nizza è Barbera 2015

Ancora negli occhi i posti fantastici che abbiamo visto nel Giro del Nizza poche settimane fa; oggi le cantine si riuniscono a Nizza Monferrato.

Il Foro Boario ospita i produttori; uno accanto all’altro, a presentare i loro gioielli, risultato di fatica costante e costante passione.

Volti conosciuti, molti volti amici, e nuove conoscenze.

La prima ha capelli biondi e ribelli, Giorgia, spalle dritte dietro il cartello Azienda Vitivinicola Cascina Lana. Sorride, ci racconta, ci propone le due Barbera, la Cirimela 2014 e 2012 e la Barbera d’Asti Superiore Nizza 2012 e 2011. Più in anteprima un’idea dal sapore chinato. L’invito a visitare l’Azienda è il risultato di poche chiacchiere. Quando? “Siamo sempre aperti. L’Azienda non la lasciamo mai sola”. Giovane orgoglio.

Con quest’idea, ci spostiamo alla Tenuta dell’Arbiola. Occhi azzurri, gentilezza e modi aggraziati ci accolgono per raccontarci della Tenuta e dei suoi prodotti. La piccola cantina storica da un lato, la parte nuova caratterizzata dalle grandi vetrate dall’altra, e la possibilità di terminare la visita al Resort. Cullati dall’idea di una giornata tra storia e vigneti, scivoliamo in una Barbera Superiore Nizza Romilda 2012: ottima al naso, e bella struttura.

L’incontro successivo è essenziale. Cascina Giovinale, viso schietto e poche parole, ci porta con i suoi prodotti un messaggio di forza e nostalgia: la Barbera Superiore Nizza è Anssèma, con quel piglio tipico del vino immediatamente connotabile. E con un messaggio nel nome che interpretiamo come una specie di missione: ricordare che insieme si può.

Alla Tenuta del Falchetto ritroviamo una giovane guida, che con simpatia e passo delicato ci accompagna attraverso un Pian Scorrone 2013, classico, fresco, fino ad un ottimo 2013 Bricco Paradiso. Difficile scendere da questo Bricco…

Ritorniamo sulla terra per incontrare un altro giovane, appassionato, competente, con quella simpatia genuina che conquista subito. Con Isolabella della Croce parliamo tanto, di tutto, dei terreni, della posizione particolare di Loazzolo, delle lavorazioni, delle diversità dei prodotti. E nel pratico, conosciamo Maria Teresa, Serena ed Augusta, e ognuna ci racconta al naso ed in bocca la sua storia.

Proseguiamo la conoscenza di storie differenti, riunite ora sotto lo stesso simbolo della Cantina Sociale del Sei Castelli. Tante origini, la complessità di organizzare un lavoro multiplo con tante variabili differenti, e il sorriso di chi incontriamo che ci rivela che un atteggiamento solare aiuta a superare tanti piccoli imprevisti.

Concludiamo da Coppo la seconda parte del nostro giro di conoscenza del Nizza attraverso il viso di un altro giovane. Approfondiamo la reciproca conoscenza chiacchierando di tante cose, le impressioni sull’evento, le soddisfazioni, gli aspetti che si possono migliorare, il confronto fondamentale e necessario con chi ha un reale interesse, il modo insomma per “lavorare bene”. E il risultato di questo impegno lo troviamo nei tre compagni di assaggio: la Barbera L’Avvocata 2012, la Barbera Camp du Rouss e il Pomorosso.

Abbiamo ancora il piacere di poter degustare l’ospite d’onore dell’evento: il Moscato d’Asti DOCG Canelli. Le proposte sono a portata di mano, affidate a due giovani ragazze. Una delle due, leggerezza da ballerina e sorriso timido, ci permette un piccolo confronto da cui riusciamo addirittura a capire quali sono i suoi gusti…

Un’ultima sosta alle Distillerie Berta, che ospitano per tre giorni l’evento #Orizzontenizza2015, per scoprire anche qui grazie alle giovani indicazioni di chi ci accoglie, la grande varietà e la particolarità dei prodotti che portano dentro di sé una storia straordinaria.

Felici di aver potuto ampliare il nostro bagaglio di conoscenza, e certi di aver ormai reso salda la conoscenza con gli amici del Nizza, ritroviamo Roberto Morosinotto di Bersano, gentilezza e discrezione; Paolo Avezza, buonumore ed umiltà; Guasti Clemente, sorriso e disponibilità; Adele ed Umberto Brema, unione e costanza; La Barbatella, allegria e lavoro; Cascina Garitina, intuizione e rispetto; Vinchio-Vaglio, armonia e collaborazione; La Gironda, entusiasmo e genuinità; Erede di Chiappone Armando, gioia ed impegno; Michele Chiarlo, esperienza e competenza.

Una giovane tra tutti, una raggiante Laura Pesce, con cui ci intratteniamo con la promessa di un appuntamento speciale riservato alla tranquillità di un pomeriggio senza impegni.

Una vera pioniera che non ama i riconoscimenti tantomeno gli orpelli; una persona straordinaria, che gioisce nel raccontare la storia, nel mettere a disposizione la sua esperienza, che è portatrice sana del Tullio pensiero. Che di fronte alla responsabilità di dettare legge sugli abbinamenti per la cena di un evento importante, abbandona il protocollo al grido libero di: #laBarberalavabencontut.

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Giro del Nizza 2015

Breve racconto del giro di rossobiancoobolle. Non siamo arrivati dappertutto, ma ogni tappa ci ha arricchito di storia, di valori, di persone uniche.

Tappa #1  BERSANO
Roberto Morosinotto, in prima linea, accoglie, chiede e risponde.
E’ allo stesso tempo gentile e desideroso di scambiare opinioni, idee, impressioni. Iniziamo con la proposta di una piccola verticale di Generala, 2011 – 2010 – 1999. E mai il “Chi ben comincia” fu più propizio alla giornata…

Tappa #2 GUASTI CLEMENTE
Impressionante la gentilezza dei padroni di casa. Il sorriso, la gioia di invitare le persone al proprio tavolo, il piacere di poter dare qualcosa di cui si va orgogliosi e nello stesso tempo la timidezza di non volersi autocelebrare. Accompagnano l’assaggio di Barcarato con un invito che ha il sapore di altri tempi: “Se vi può far piacere un piattino…”

Tappa #3 CASCINA LA BARBATELLA
Arrampichiamo quel tanto che basta per godere della vista. L’altura fa subito sognare, fa invidiare la fortuna di vivere lassù, nella natura splendida, nella terra che tanto ci da e tanto fa lavorare.
L’atmosfera è sana, allegra, gioiosa; non potrebbe essere altrimenti, visti i due straordinari piccoli camerieri che fanno gli onori di casa e coccolano gli ospiti con la beata innocenza dei loro pochi anni. Cuore rinvigorito e splendida Vigna dell’Angelo, anticipata da una piacevole variazione sul tema, bagnata da un metodo classico interessante.

Tappa #4 LA GIRONDA
Esperianza, lavoro, fatica, voglia di raccontarli. Due passi nei vigneti, a parlare anche delle difficoltà che si incontrano, e poi ci lasciamo accompagnare in cantina, dove seguiamo il lavoro, passo passo, per capire ancora di più quanto il risultato in bicchiere sia il frutto di una natura ineguagliabile come di un attento e meticoloso lavoro, da fare senza risparmiarsi mai.
Verticale di Le Nicchie, 2011 – 2009 – 2007 – 2003.

Tappa #5 VINCHIO-VAGLIO SERRA
Cantina sociale, in cui capitiamo nel momento meno indicato, interrompendo il pasto di tutti.
E in un attimo, senza accordi o grandi carrozzoni organizzativi, il disturbo diventano due posti in più a tavola. Acquisiamo addirittura il diritto di accedere agli agnolotti preparati dalla nonna…
Brindiamo al gesto con un Laudana.

Tappa #6 BREMA
I giovani e il vino: qualcosa che funziona davvero.
Umberto e Adele, due splendidi esempi di coinvolgimento, voglia di lavorare, impegno, e caparbietà.
Ci lasciamo conquistare subito dai racconti, dall’atmosfera sana, di collaborazione, di aiuto. Dalla bravura nell’aver vinto già delle sfide con i più grandi, nonostante le poche primavere sulle spalle. Ecco un posto dove tornare; anche per il Nizza A Veronelli.

Tappa #7 EREDE DI CHIAPPONE ARMANDO
Immediata sensazione di libertà. Arrivi, e sai che potresti anche non andar più via. Accoglienza affettuosa, genuina, sincera. Una bella domenica in famiglia: c’è tutto, e ti sembra che non ci sia bisogno di nulla. Alla fine però, ci si lascia corrompere…specialità tipiche, una farinata appena sfornata, e ovvio i soliti amici di qui. Tra i tanti, il Ru.

Tappa #8 CASCINA GARITINA
Se si lasciano le porte aperte quando ci si fida, qui è tutto spalancato. Un tavolo enorme arriva quasi in cortile, ci si perde tra gli amici nuovi e vecchi. Ognuno è parte del tutto, ed è un tutto armonioso. Le nuove generazioni fuori ridono, parlano, si confrontano, mentre i saggi in casa raccontano, parlano della terra, scherzano, sorridono, mostrando ciò che il tempo ha disegnato. Percorsi nella storia. Neuvsent.

Tappa #9 MICHELE CHIARLO
Appena varcata la soglia, si capisce la grande dedizione e lo slancio che qui fa fare grandi passi. La cantina è passione, attenzione per l’arte, rigore; confidenza con il pubblico, risultati. Successo e conferme che non hanno nascosto o reso finte la gentilezza e la disponibilità. Qui con La Court.

Tappa #10 PAOLO AVEZZA
Ultima tappa, emozionante. Paolo è uno straordinario compagno. Ci racconta la cantina, il lavoro, la famiglia; la genuina confidenza che si crea ci fa perdere completamente il senso del tempo. Ci tratteniamo fino a tardi, “giochiamo” (come dice lui) ad aprire qualche bottiglia di Sotto la muda per assaporare le differenze, i sentori, le sfumature. Parliamo del clima, delle annate, dell’impegno, della fatica, di tutto. E alla fine scambiamo parole e impressioni con persone di famiglia, perdendo il confine tra chi è un estraneo e chi è stato sempre lì.

Tutto oggi è stato quello che il Nizza rappresenta.
Lavoro, esperienza, calore, voglia, forza, anima, territorio, cuore.

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Silverio: a Faenza la felicità è a -1

Un ragazzo indaffarato apre la porta (ancora chiusa a doppia mandata vista l’ora) e ci sorride.
Attento, premuroso, ci accoglie con un “Buona domenica!” che fa presagire tutto di buono, e ci assicura un tavolo.
Ritroviamo Nico al nostro arrivo; riconosciamo la cordialità, e notiamo una giacca, che ora incornicia il suo ruolo e gli da quel tocco di serietà che solo un giovane dedito al proprio lavoro può permettersi.
Appena entrati, scendiamo al piano di sotto, nella saletta raccolta, ed è davvero come scendere in un’ altra dimensione.
Le orecchie si chiudono, i rumori degli ingranaggi della vita rimangono a livello terra. Da Silverio si sente altro.
Si sente la tranquillità, la cura dei particolari nei sottopiatti finemente decorati in ceramica che adornano tutti i tavoli; si sente la conoscenza del territorio, la gioia di mettere a disposizione quello che si è.
Incontriamo Matteo, l’altra faccia di questo particolare posto.
Ottima conoscenza della cantina, ci guida, assecondando i nostri gusti e le richieste, che alla fine portano ad una scelta propria della zona, un Nadèl Poderi Morini del 2004.
Ci racconta tutto quello che la storia di un vino può raccontare: i vitigni, la storia, le persone, le percentuali.
Anche il menu è un racconto, o meglio un giornale: un originale quotidiano che racconta l’insieme delle proposte della cucina.
Due antipasti particolari ci prendono per mano in questo percorso: un cono di pancetta rosolata con crema di sedano, e la carne concia con gelato al parmigiano.
Andiamo poi incontro alla carne: un “brasato al rosso delle nostre colline” con patate arrosto,  e  un petto d’anatra con sformato di spinaci.
Chiudiamo in dolcezza, con altre due proposte originali: un millefoglie alla crema di zabaione, e una zuppa inglese ricomposta.
Ancora due chiacchiere piacevoli, e nessuna fretta.
Prendiamo fiato per riemergere.
Ancora le orecchie sono chiuse, e dopo aver sostato da Silverio, faticano a stapparsi.
Nessuna pressione, nessuna costrizione, niente, se non davvero una Buona domenica. Ottima.

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Ristorante Silverio

Via Cavour 14 – 48018 Faenza – Tel. 0546/682291

 

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Nizza Monferrato: La Signora vi attende.

Ogni volta che ci viene presentata una signora, il tempo rallenta.
Spesso austera, non necessariamente matura; di sicuro determinata; gentile ma distaccata, avvolta ogni tanto da una piccola aurea autocelebrativa che però la rende affascinante e capace di catalizzare l’attenzione.
Ritroviamo la Signora dopo un pò di tempo dalla prima volta. Un pò di imbarazzo aleggia nell’aria, forse lo strano timore di non ritrovare quello che già ci era piaciuto.
Senza grandi cerimonie, ci invita a scendere le scale, ripide ma non minacciose, per accompagnarla dove tutto è pronto e preparato a regola d’arte per accoglierci, ospiti con cui condividere di nuovo una serata speciale.
La cura nella presentazione del contesto è attenta, minuziosa.
Si mostra con timida modestia, e ci permette di ammirare lo straordinario lavoro di restauro che ha apportato ai luoghi che un tempo erano le cantine, inutilizzate.
Educatamente ansiosi di capire, ci lasciamo condurre.
Iniziamo con il più classico misto di antipasti della tradizione piemontese: vitello tonnato, flan di topinanbur con fonduta, insalata russa, battuta al coltello.
Sappiamo già di essere nuovamente a casa, abbiamo ritrovato poco fa l’elegante Signora e lei non tenta di stupirci con azzardi culinari o affronti alle tradizioni. Ci offre, e condivide con noi quanto di più semplice c’è, e proprio in questo modo, ci colpisce.
La tradizione ci lusinga ancora, con un plin al sugo d’arrosto, anzi quasi alla crema d’arrosto.
Delizioso, come il compagno immancabile che già nel bicchiere ha impressa la sua legge: Nizza è Barbera. E allora sia: Un Barbera d’Asti Superiore di Cossetti.
Abbiamo ancora voglia di offrire il fianco al dessert, prima di dichiararci innamorati senza riserve.
Ed eccolo, l’affondo finale: semifreddo al brachetto, dall’eleganza non sdolcinata.
Ormai è fatta, siamo felici e sconfitti.
Risaliamo le scale, torniamo tra gli uomini, e ringraziamo la Signora.
Misurata eppure talmente affascinante. Nulla le manca, in nulla eccede.

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La Signora in Rosso

Via Crova 2 – 14049 Nizza Monferrato – tel. 0141/793350

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Erbaluce “Le Chiusure”, purezza e profondità.

Favaro è una piccola Azienda Agricola a condizione famigliare nata nel 1992. Siamo a Piverone, collina di origine morenica della Serra d’Ivrea. Benito, che ha avuto l’intuizione di dare inizio a questa attività, oggi si occupa dei vigneti. Il figlio Nicola è in cantina, segue i vini e li conduce nella giusta direzione. La mamma Rossana è il jolly, e come tutte le mamme fa un po’ di tutto. La figlia Elena e il marito si occupano dei vigneti a bacca nera.

Tra i vini prodotti dalla Cantina abbiamo provato l’Erbaluce “Le Chiusure”, vino nato insieme alla piccola cantina, il cui vigneto è legato al nome dell’azienda. E’ il cuore della produzione, che ricerca in questo vino la massima espressione, la purezza e la profonditàIl vigneto di poco più di un ettaro, si trova 350 metri sul livello del mare, ove il suolo è morenico, con presenza di granito e silicio. Vendemmia tra il 15 settembre e il 25 settembre, con vinificazione a pigiatura soffice e macerazione a freddo. Affinamento in botte sulle fecce nobili e almeno un mese in bottiglia.

Il vino si presenta giallo paglierino tenue con riflessi verdolini; i sentori: intensi di frutta, agrumi, pesca, mandorla e pasticceria in primis. Poi, fiori freschi, margherite, vaniglia e un leggero balsamico. Al palato risulta sapido, fresco, morbido, elegante con una persistenza gradevolmente fruttata. Bevuto da rossobiancoobolle 89 volte su 100.

Erbaluce Le chiusure

Cantina: Favaro

Denominazione : Erbaluce di Caluso DOCG

Vitigno: Erbaluce

Annata: 2013

Gradazione: 13

Formato Bottiglia: 75 cl

Temperatura di servizio: 12°-14°C,

Costo: 14 Euro

Ottimo l’abbinamento con primi di pesce, sushi, sashimi, pesci e crostacei al vapore e alla griglia.

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Fener: Boccaccio 2.0

Il nome ha sempre un significato fondamentale.
Ci identifica, ci rende riconoscibili, ci dà un tratto unico.
La quarta novella del sesto giorno del Decamerone di Boccaccio ci racconta una storia di intelligenza, di amore e di ottima cucina.
Protagonista è Chichibio, cuoco veneziano dal carattere umile ma anche arguto, ironico, sfacciato. Siamo immediatamente dalla sua parte, anche quando mente al suo signore. Mente perchè cede ad una richiesta della sua innamorata. Per affezione, il cuoco furbo e innamorato ci conquista subito.
Passiamo ai giorni nostri, e conosciamo un altro Chichibio.
Catapultati a Fener, piccola frazione della provincia di Belluno che conta 410 abitanti, entriamo alla trattoria Chichibio pieni di curiosità.
Conosciamo subito Alberto, ci accoglie, ci accompagna, ci racconta: è una persona decisa, schietta, che subito ci conquista con sicurezza e competenza.
Ha viaggiato, lavorato tanto, conosciuto paesi e culture, e da Venezia, per amore, si è trasferito in un piccolo paese, per dare un tocco di eccellenza alla provincia.

Già convinti della sua capacità, ci lasciamo accompagnare in questo viaggio ittico, senza menu, senza percorso tracciato, come bendati, alla scoperta del mondo che ci circonda.
Gli antipasti, senza chiedere cosa prevede la carta, in una sorta di abbandono fiducioso.
Iniziamo con il crudo: una tavolozza con un’ottima varietà, straordinariamente anticipata da Luca  che ci presenta la messa in tavola meticolosa ed ordinata di una gran varietà di sale, pepe, olio, più un estratto bio di limone e uno di arancia. Libera la scelta di abbinare il condimento al pesce.
Passiamo poi ad una serie quasi interminabile di leccornie preparate ad arte e proposte con eleganza: un tortino tiepido di granchio e verdure, una polentina gialla con baccalà, un’insalata di piovra con patate a fiocchi, cicale dalla polpa soffice e delicata, capesante gratinate, cannolicchi piccoli e succosi…fino al punto di raggiungere il massimo della felicità tralasciando i primi e arrivando a chiudere con un fritto misto completo accompagnato da un’interessante rivisitazione della salsa bernese.
I due compagni di viaggio sono due bianchi che meritano una citazione: iniziamo con un San Michele Soave Classico 2013 di Cà Rugate per poi seguire con un Sudtirol Terlaner Weissburgunder sempre 2013 di Niedrist.
Terminiamo il nostro viaggio con due dolci che lasciano il sorriso: un tiramisù decorato al momento, e un assortimento di biscottini tipici, con una crema deliziosa.
Al capolinea del nostro nuovo percorso, salutiamo Alberto e Luca, ringraziando istinto e curiosità  di averci fatto scoprire un altro prestigioso angolo di letteratura del cibo.

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